lunedì 2 marzo 2015

Una canzone per Amnesty


Sei un musicista? E sei pronto a diffondere le tue canzoni!? Noi stiamo allestendo un’edizione davvero esplosiva, con un concorso musicale che può essere un’ottima vetrina per i tuoi pezzi: Il Premio Web (per gli iscritti entro il 7 marzo 2015) ti permette di essere conosciuto, ascoltato e votato dagli internauti (al vincitore un pacchetto promozionale offerto dal Meeting delle Etichette Indipendenti) e la fase live del Premio Amnesty International Italia Emergenti con semifinali e finali (17-19 luglio 2015 a Rosolina Mare) sullo splendido palco di Voci per la Libertà - Una Canzone per Amnesty, condiviso con big della scena italiana.

Vuoi essere anche tu dei nostri? Basta avere una canzone a sostegno dei diritti umani (hai mai letto la Dichiarazione universale sui diritti umani? Sa essere una potente fonte di ispirazione; cercala su www.amnesty.it) e iscriversi entro il 18 aprile 2015 (entro il 7 marzo 2015 se si vuole concorrere anche al Premio Web), seguendo quanto dice il bando che trovi su www.vociperlaliberta.it.

Grazie alla collaborazione con DeltArte anche quest'anno avremo il contest nell'ambito della videoarte: 3 minuti per 30 articoli, concorso che assegna un riconoscimento a chi esalta al meglio uno o più articoli contenuti nella Dichiarazione universale dei diritti umani attraverso un cortometraggio. Per partecipare, basta presentare entro sabato 18 aprile 2015, un video della durata massima di 3 minuti. Tutti i dettagli su www.vociperlaliberta.it e www.deltarte.com.

Ti aspettiamo! Il nostro scopo è quello che desideri anche tu: fare sì che la tua canzone a sostegno di Amnesty International sia sentita da tutto il mondo! Dalla terra più giovane d'Italia si alza il canto dei diritti umani, anche quest'anno a Rosolina Mare.

Quest’anno poi per noi è fondamentale: è quello in cui Voci per la Libertà - Una Canzone per Amnesty compie 18 anni e Amnesty International Italia arriva ai 40! Un doppio compleanno che ci spinge ad arricchire l’offerta culturale e a moltiplicare le iniziative in favore dei diritti umani con sorprese che sveleremo man mano durante i prossimi mesi!







lunedì 9 febbraio 2015

“In Viaggio con Alice”, il primo disco dei P.C.P (Piano Che Piove)


Canzoni di tracce, figure, codici, luoghi. Canzoni di permanenze e di integrazioni. Canzoni leggere, d'istinto e di pensiero. Canzoni per celebrare il qui e ora, l'esistenza e la socialità. Canzoni di soprattutto e di sottofondo.


Genere: canzone d'autore/jazz; Label: autoproduzione
Streaming: https://play.spotify.com/album/0N5pdACyoXh3luRfY9dJ7Y?play=true&utm_source=open.spotify.com&utm_medium=open&play=true
iTunes: https://itunes.apple.com/it/album/in-viaggio-con-alice/id935785385


É uscito In Viaggio con Alice, il primo disco dei P.C.P (Piano Che Piove), un album composto da 9 brani in stile canzone d'autore con alcune influenze jazz. Si tratta di un disco acustico, registrato “quasi live”, senza l'ausilio di suoni campionati. La scelta di una produzione di questo tipo rispecchia sia il desiderio di lasciare ai testi e alle sonorità essenziali il compito di trasmettere emozioni, sia quello di evitare di creare atmosfere difficilmente riproducibili dal vivo.
Nelle canzoni c'è molta attenzione ai testi, che, pur trattando diversi argomenti, sono generalmente orientati a cogliere sensazioni, a restituire l'idea di un'emozione, a volte di un'immagine fotografica. Nel lavoro ci sono influenze che rispecchiano la diversa provenienza artistica dei componenti della band ma una linea comune è sicuramente rintracciabile a livello compositivo e fa riferimento ad alcuni tratti tipici di quella canzone d'autore, italiana e americana, che non aspira ai grandi temi del mondo ma fotografa i frammenti della quotidianità urbana sul cui sfondo si snodano le nostre vite. Una della canzoni, ovvero Come Si Fa, ha già avuto una sua storia: è stata infatti incisa dall'artista milanese Amélie in un album che porta il suo nome.
A proposito del singolo scelto invece, Le Ore Contate, il gruppo lo descrive così: “Dietro ogni incontro, anche il più veloce e apparentemente senza significato e senza futuro, c'è il bisogno di confrontarsi, di raccontarsi, di avere un contatto, di sognare qualcosa che ancora non c'è.”




P.C.P. è un progetto di musica indipendente, fatto da musicisti che, più o meno, per cultura o per casino hanno passato una fetta consistente della propria vita suonando per le orecchie degli altri.
Abbiamo fatto le scuole di musica, abbiamo suonato in posti possibili e impossibili, in Italia e fuori, pagati e non pagati. Abbiamo fatto il rock, il country, qualche spolverata di jazz, fra assessori in abito scuro e osti con le patacche. Oggi abbiamo un progetto nostro, un'identità acustica, coltiviamo il gusto della sintesi e delle armonie leggere. Il nostro obiettivo è portare le canzoni ovunque, i nostri destinatari sono tutti quelli che, almeno una volta, si sono emozionati per una musica, un testo, una memoria associata a questo o a quello.
Il disco è in vendita sulle comuni piattaforme di distribuzione digitale e sarà disponibile in occasione dei concerti.


Tracklist
Metà marzo
Il cartografo
In viaggio con Alice
Come si fa
Le ore contate
Autunno
Oceano in bianco e nero
Milano Roma
I treni in settembre


Bio
Piano Che Piove è uno scherzo, un gioco di parole, un invito alla calma, ed è una band composta da Sabrina Botti alla voce, Mauro Lauro e Ruggero Marazzi alle chitarre acustiche e classiche, Massimiliano Ghirardelli al contrabbasso. Il disco è stato registrato con la partecipazione di Giuseppe Mele alla batteria. L'idea che dà origine alla band è quella del laboratorio creativo, uno spazio dove formazioni e sensibilità diverse si armonizzano su idee di canzoni. Testi e musiche sono di Ruggero Marazzi, le sfumature bossa e buona parte delle costruzioni armoniche sono di Mauro Lauro, idee di arrangiamento e strutture ritmiche sono di Massimiliano Ghirardelli, tutte le scelte interpretative sono di Sabrina Botti. Sia la band in questa formazione che i singoli componenti all'interno di altri contesti hanno una lunga esperienza live, consumata prevalentemente nel circuito milanese delle cover band (a parte Mauro Lauro, che per qualche anno si è divertito a suonare latin jazz ad Amsterdam).


Foto
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Contatti
pcppianochepiove.bandcamp.com
www.pianochepiove.it


Press Media Office
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Frank Lavorino 339 6038451



mercoledì 20 marzo 2013

Subliminal Fear da Barletta: battere il ferro quando è incandescente!

band puglia

                             By Andrea Galuzzi 

Fresco Fresco dopo la verifica di Fisica e con la prospettiva di un bel libro mi metto di buon grado a scrivere questa recensione su una band non adatta ai deboli di cuore e alle persone impressionabili. Quindi consiglio alle donne soggette a svenimenti e a eventuali bimbeminkia giunte per caso su questo blog a leggere la recensione di una Band Death Metal, di abbandonare immediatamente la finestra di internet e di rifugiarvi ad ascoltare le vostre cosucce che tanto vi piacciono, perché oggi  qui si parla di roba davvero tosta non adatta alle vostre orecchie volgarmente Pop.

I Subminal Fear sono la classica band Death: Scream e Growl spinti al massimo, chitarre “scordatissime” e altrettanto distorte in puro stile Arch Enemy, basso violentemente arrembante e inferocito e una batteria da veri pentolari (nell’accezione nobile del termine) pestata come se non i fosse un domani. Nelle ritmiche hanno notevoli influssi del Thrash più cattivo, specialmente in stile Venom a mio parere, il loro Death all’orecchio, per quanto mi riguarda, ricorda fortemente quello degli In Flames nella sua graffiante e brutale armonia.

La band  non mi ha stupito tanto per la particolarità del Sound o per la grande capacità di fare loro il genere, ma per gli sprazzi di somma eleganza che son riusciti a regalare senza snaturare la grandissima violenza emotiva che caratterizza il genere. Questa caratteristica meravigliosa è evidente nell’assolo di One More Breath, che in una canzone così ruvida riesce a regalare grazia senza stonare nemmeno; fatto che credo sia una cosa davvero difficilissima.

 C’è poco da dire a mio parere sulle influenze o sullo stile intrapreso dai vari strumenti, sarebbe inutile, sarebbe come  elencare i mostri sacri del genere e ripetere ciò che ho già detto, perché per ora i Subminal Fear sono una buona band Death Metal, ma io ritengo ancora per poco, perché in quei tratti di così delicata eleganza ho visto la testa della farfalla Subminal Fear uscire da questo bozzo di uniformismo per spaccare il culo al mondo del Metal Italiano.

Quindi prendano questa recensione come un augurio e come un’esortazione a continuare a battere il ferro perché sebbene al momento sia ancora grezzo non è solo caldo, è incandescente!

By Andrea Galuzzi (Keep On Death Metalling)

venerdì 8 marzo 2013

The Rest Side - "Inutile Ep"


A Cura di Eschi Mese
Ottima prova di crescita e maturità del trio di BarlettaThe Rest Side” con il loro “Inutile ep”: tre brani che rimarcano con fedeltà la loro devozione al sound desert.

Un bel salto rispetto al loro precedente “The Rough Core Of Things”(Tarock Records, 2011), grazie appunto ad un sound più compatto, fresco, in linea con le ultime produzioni tedesche della Elektrohasch Records (Sungrazer, Colour Haze, Rotor), che attualmente sta facendo scuola in campo stoner. Li vedrei tranquillamente esibirsi su qualche spiaggia nel “Duna Jam Festival” di Brant Bjork. In “Inutile EP” i brani si caratterizzano per la linearità ed una buona strutturazione; tutti e tre si risolvono con breve minutaggio, dando la possibilità all’ascoltatore di mettere in loop l’intero EP. Ultimo appunto è il passaggio dall’inglese all’italiano, a mio modesto parere scelta azzeccata, in quanto i brani acquistano una maggiore identità con la madrelingua, concorrendo così, con la base sonora, nella composizione di un quadro lucido e ben bilanciato.

Tra le tre tracce spicca ovviamente la title track “Inutile”, brano d’apertura (da cui è tratto anche il video) ; il brano si risolve in appena due minuti e mezzo, senza però farsi mancare nulla: drumming possente, riff martellante ed un ritornello che facilmente s’infila in testa. “Hyperbole” e “Sul mio corpo” finiscono per comporre un buon lavoro per il trio che però dovrebbe riconfermare in un opera più completa. Perciò ci si augura che un probabile imminente disco mantenga la carica e la freschezza di “Inutile EP”, magari portandosi dietro anche una buona dose di psichedelica o comunque una ricerca di una maggiore personalità. A proposito di stoner, parlando in prima persona, di buone realtà in Italia ce ne sono e vanno sostenute come succede nel resto d’Europa fanno!
I deserti sono ovunque!




venerdì 1 marzo 2013

Stereofab, stupire con della buona musica


Stereofab un nome e un'aspettativa, ovvero quella di stupire con della buona musica.stereofab band

di Alina X

Nascono nel 2011 dal disgregarsi degli Ozona Cherry, gruppo pugliese molto affermato e conosciuto nel sud Italia.Roberto Consiglio alla chitarra e Stelvio Longo al basso così decidono di creare questa nuova band arricchita dalla batterista Fabrizia Fassari che dona un tocco di freschezza al trio producendo musica prettamente brit rock tendente al punk. L'alchimia non funziona a lungo tanto che la new entry viene presto sostituita da Davide Tappi, altro grande batterista, dalle cui bacchette escono nuovi ritmi indie rock.Nel novembre scorso così esce il loro primo EP intitolato “The master Game” di sole quattro tracce, ma dai caratteri ben distinti dalle produzioni precedenti e sicuramente più commerciali e orecchiabili.

Tutte le canzoni sono accomunate da un sound piacevole, la tipica musica da sottofondo per dei viaggi in auto, per lo studio, per il lavoro, che ti accompagnano durante la giornata e ti fanno pensare. E ti rilassano. Nonostante la batteria così definita e battente, i suoni sono precisi, la chitarra è usata a regola d'arte e non risulta eccessivamente distorta per la maggior parte delle esecuzioni; la voce è particolarmente intonata.

“The Box” è sicuramente un ottimo apripista con il suo ritornello alla “Train” e con quella esclamazione ripetuta per quasi tutto il pezzo insieme all' ottima performance musicale:ti rimane in testa, subito dopo il primo ascolto!.

foggiapalooza festival

A seguire c'è “I Hope you like it “ brano che tratta di un  rapporto di coppia. Questa volta abbiamo un ritornello quasi assente e un ritmo molto tendente a quello degli ultimi “Green Day”.

Anche la successiva “Berlin” si differenzia dalle altre songs, qui si ascoltano, tra le varie e più disparate influenze, anche alcune note tipiche del rock italiano (Ligabue) accoppiate a bellissimi passaggi di un solo eseguito con evidente maestria.

A chiudere questo lavoro c'è “Today in a way”; qui abbiamo un ritmo più tendente al punk e un continuo alternarsi del ritornello e dell' energico groove combinato dal basso e dalla batteria.

Veramente un buon EP per essere il loro primo lavoro! Da aggiustare magari quà e là il tiro, ma ascoltabilissimo e molto attuale. Una band che sa trasmettere sicuramente tanta grinta e che andrebbe gustata dal vivo. Dateci dentro ragazzi!
Alina X


sabato 9 febbraio 2013

Il passato finisce ora: lo riscrivono gli Iconic, eroi consumati del quotidiano

iconic band bari
by Esserrenne

Gli Iconic sono una commistione di più generi, leggo nelle righe della bio ufficiale. Vero, mi dico: è un rock multisfaccettato, a tratti ruvido e in altri momenti più docile; ogni componente della band, complici le precedenti esperienze, intrattiene un personale rapporto con la musica, caricando i brani di sfumature talvolta aspre, altre malinconiche, sempre ritmicamente energiche. L'EP si apre con “Intro”, meno di un minuto di soli strumenti. Proprio come i concept album, proprio come le band affermate. Presuntuoso? Forse, ma è una presunzione che questi quattro ragazzi di Bari possono permettersi, suonano bene e scivolano fluidi, talmente fluidi che ti domandi come mai non ne hai sentito parlare prima. E, come se non bastasse a far capire che hanno carattere, si producono da soli, che non guasta di questi tempi.Iniziate dunque a colmare le lacune e segnatevi questo nome:Stefania Console. Ha una voce che in un panorama musicale del genere può fare la differenza. Ogni volta che parte un brano senti la carica sonora cupa del basso, la cavalcata della batteria sempre precisa e inesorabile, i monologhi - più che semplici assoli, a volte sembra davvero che parli - della chitarra di Giuseppe Schirone intrisi di architettura della storia del rock e ti aspetti un canto straziato, arrabbiato, dal trucco sbavato. Invece no, lei rimane sempre lì: nella compostezza del suo timbro, fermo ma suadente, sa amalgamarsi alla perfezione con gli altri strumenti e riuscire ad essere perfettamente comunicativa.La punta di diamante è “Black Sheep” dal primo ascolto: qui si riescono a intravedere dei brevi sprazzi di Dolores O'Riordan, artista che non compare tra le influenze dichiarate del gruppo ma che personalmente considero una delle voci femminili più valide e caratteristiche del rock fine anni '80 e '90, quindi altro non è che un bel gettone di fiducia; ancora più avanti, in “Light And Dark” e “Hands Tied” (Le due canzoni che chiudono l'album, particolarmente riuscite) mi tornano alla memoria le 4 Non Blondes e quella scuola femminile di rockers che mostrano gli attributi senza fare il verso agli uomini, semplicemente cantando; una scuola a cui – spiacente - solo Madre Natura può iscriverti.“The Past Must End Right Now” è un lavoro grintoso, credibile; dai testi emerge una maturità che non sempre appartiene alle formazioni giovani, una consapevolezza della realtà da eroi consumati del quotidiano. Una volontà di rottura con il passato che proprio dal passato trae ispirazione a livello sonoro per costruire un nuovo punto di partenza, ricco sì di echi e reminiscenze ma che non assomiglia totalmente a niente di già conosciuto e sentito. Goderne per credere.
by esserrenne


sabato 2 febbraio 2013

Cambio Di Rotta - Indie-Pop da Bari


Descrivetevi:
I Cambio di Rotta non hanno un vero e proprio sound riconoscibile in tutti i brani, ogni pezzo è a sè. Si sta lavorando proprio per dare un tocco di vera originalità e che permetta a chi ci ascolta di dire: questi sono i Cambio di Rotta! Fondamentalmente abbracciamo un genere Rock che possa essere sentito sia dall’ascoltatore commerciale che da quello alternativo.I testi sono diretti e perlopiù trattano temi di genere sociale giovanile con sempre un tocco divertente a volte ironico, a volte serio.

La canzone che vi rispecchia maggiormente.
Il nostro ultimo singolo “Bugiardo”, parla di tutta quella gente che non fa altro che parlare alle spalle, di gettare fango e cercare di farti avere una cattiva reputazione pur di  impedirti il felice raggiungimento dei tuoi obbiettivi. E’ stata un’idea di tutti noi scrivere un pezzo che parlasse di questo e che avesse un sound particolare.







I Cambio di Rotta nascono dall'unione di 6 spiriti musicali diversi. Il nome d'impatto vuol far capire a tutti che qualcosa sta per cambiare o molto probabilmente è cambiato in loro, li ha fatti unire per dar vita a canzoni vere, che siano voce della gente di ogni giorno. Tutti i componenti della band sono provenienti da lunghe esperienze musicali di cover band di vario genere, inoltre Dado è diplomato al C.E.T. l'accademia musicale di Mogol nel 2011 come interprete e nel 2012 come autore.


Tutte le bands di Bari e dintorni interessate ad essere recensite sul nostro blog scrivete ed inviateci il vostro materiale all'indirizzo antipop.project@gmail.com  e verrete inseriti su Bari in Rock!!

sabato 1 dicembre 2012

il trio Hubuse da Milano: manifesto di modernità, ansia e frenesia



Primo assaggio del trio milanese che ci sbatte in faccia tutta la loro forza, sintetizzata in un sound davvero interessante  e poco made in Italy. Tre tracce sono sufficienti per capire di che pasta sono fatti: alternative rock con quel mix di elettronica che di questi tempi non guasta mai. EP definito dalla band come manifesto della modernità in cui viviamo, contraddistinto da quella frenesia e da quell’ansia che ci spinge a lottare ogni santo giorno contro il tempo per potersi migliorare sempre di più. Con questa frase ho collegato subito la band a "Time" dei Pink Floyd e un pò a tutto il suo significato sullo scorrere del tempo; ma questa ,ovviamente, non è l’unica influenza che mi è venuta in mente ascoltando gli Hubuse, ma con la prima track "Cant’Breathe", mi è subito balzato in testa la visione di Scott Weiland degli Stone Temple Pilots con il suo inseparabile megafono, sia per il sound che per la voce distorta del cantante. Non facciamo altro che applaudire a questo trio, nell’attesa del nuovo lavoro.   
by  Crazymary




Gli Hubuse sono una rock band italiana formata da: Domenico “MIDO” Russo (Chitarra/Voce), Pietro “MR P” De Carlo (Basso), Claudio Ciaccia (Batteria). Il primo incontro fra i tre risale a cavallo tra il 2008 e 2009 quando le loro strade si incrociano, un po’ casualmente, un po’ per l’intraprendenza di Mido che, deciso nel formare una band per suonare le sue composizioni, fece di quell’incontro il punto di partenza per la nascita degli HUBUSEConvinti dalle potenzialità dei brani di Mido, i tre iniziano a conoscersi, prima come persone, scoprendo si tante affinità (un background musicale simile: Nine Inch Nails, Queens Of The Stoneage, Pearl Jam, Nirvana) ma anche alcune differenze necessarie per completarsi l’un l’altro, e poi come musicisti, arrangiando insieme le musiche per poi col tempo partecipare tutti attivamente nella fase di composizione. Fondamentale nel loro percorso l’incontro col producer Alberto Campi, determinante tanto nello sviluppare le capacità dei singoli elementi, quanto nel mettere in risalto le caratteristiche dell’intera band seguendoli in un processo costante di crescita. L’idea di “contaminare” con elementi elettronici il suond più classico ha inoltre dato agli Hubuse quell’ elemento in più indispensabile per creare il loro personalissimo stile fatto di strutture semplici ed efficaci, ritmi veloci e dinamici, testi diretti ed essenziali (cantati in inglese proprio per sfruttare l’immediatezza e la sonorità della lingua), creando nel complesso un suono forte e di impatto.Il rock degli Hubuse è alternativo, diretto non solo agli amanti del genere, ma anche ad un pubblico più vasto, conciliando la cura del singolo dettaglio alla ricerca della semplicità, spingendosi così ad affacciarsi anche verso elementi stilistici più pop. Il loro sound si può ben riconoscere nel loro primo EP “Hustle & Bustle”